mercoledì 7 dicembre 2011

Illusioni di felicita'.......

Non ho ancora trovato una definizione ottimista di sentimentalismo. 
Un male atroce, dal quale, se liberi, potremmo imparare a vivere piu' serenamente.....in compenso ci piace farci male...





Sentimentalismo è avere compassione dei carnefici di Gesù Cristo. Povera gente, così mal pagata per tanta fatica!
Léon Bloy, Pensieri diversi

Ogni epoca ha il proprio sentimentalismo, il suo modo di esagerare certi strati della sensibilità. Il sentimentalismo d'oggi è egoista e disamorato; amplifica non i sentimenti d'amore ma il sentimento del proprio io.
Hugo Von Hofmannsthal, Il libro degli amici, 1922

Il sentimentale è colui che vorrebbe godere senza addossarsi l'immensa responsabilità della cosa fatta.
James Joyce, Ulisse, 1922

Il sentimentalismo non è semplice sensualismo, ma falso spiritualismo: per quanto belle siano le note che trae dalla nostra natura, provengono filate con arte, dal bruto interiore che è in noi.
George Meredith, Diana di Crossways, 1885

È il destino inevitabile del sentimentale. Tutte le sue opinioni mutano e si trasformano in quelle opposte al primo tocco della realtà.
George Orwell, La strada di Wigan Pier, 1937

Si corregge il sentimentalismo non diventando cinici ma diventando seri.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)

Il sentimentalismo è sentimento comprato sotto costo.
Arthur Schnitzler, in Werner Mahrholtz, Letteratura tedesca, 1930

Il sentimentalismo è il festival del cinismo.
Oscar Wilde, De Profundis, 1905/59 (postumo)

Sentimentale. Chi desidera il lusso di un sentimento senza pagare per averlo.
Oscar Wilde, De Profundis, 1905/59 (postumo)

mercoledì 2 novembre 2011

PENSIERI

Noi ci sopravvalutiamo in alcuni ambiti e ci sottovalutiamo in altri.

Ci sopravvalutiamo in relazione all’importanza della nostra esistenza materiale, ci sottovalutiamo in relazione all’influenza delle nostre azioni nei confronti del prossimo e dell’ordine cosmico stesso.

Trovare la giusta misura e la corretta interpretazione logica di pensieri, azioni ed omissioni e’ un atto dovuto e necessario…


"L'ultimo passo poi della ragione e' il riconoscere che ci sono un'infinita' di cose che la sorpassano"
Blaise Pascal

martedì 25 ottobre 2011

Citazioni...

Scevre da qualsiasi illusione o sentimentalismo, la vita e la morte presentano sempre il proprio conto. Cosi' come nel Vangelo c'e' scritto che "il sole sorge per i buoni e per i cattivi" anche la morte arriva, come giudice imparziale, per i buoni e per i cattivi...e questo e' il bello e il brutto dell'esistenza stessa...
Mi piace molto rileggermi queste righe scritte da Maurizio Blondet, nelle quali trovo concentrata molta verita' (realta'?) oltre le forme che spesso ci costruiamo sopra.




"So che alcuni lettori molto, molto cristiani, si stupiscono che io qui non parli abbastanza di Cristo, che non abbia sempre sulla punta della penna Dio: non si accorgono che quasi tutto quello che scrivo è una meditazione cristiana. Economia, politica, potere e guerre di aggressione, le giudico tutte tenendo ben presente il detto: « Ave Cruxspes unica». Per il nulla che siamo, per le briciole agitate (e spesso agite da poteri che non possediamo, da opinioni che ci sono state instillate) che siamo, la Croce è non solo l’esito inevitabile delle nostre brevi vite, ma anche la sola speranza: e ciò è un salutare esercizio per tenersi attaccati al reale, e sapere che non fa sconti.
Quando ho visto faccia insanguinata di Gheddafi malmenato, ho visto la mia stessa faccia quando mi hanno annunciato: lei ha un cancro, lei ha l’aorta occlusa... Anch’io sbalordito, agghiacciato di non essere immortale, sulle prime; ma poi memore della faccia di Cristo insanguinata sulla croce, raggrumati i capelli, gli occhi divorati dalle mosche, e che grida « Padreperchè mi abbandoni?».
Sì, Tu sei passato per primo, sei risorto, ci hai aperto la via della resurrezione; Tu ci hai mostrato che la malattia mortale è la vera medicina, che il supplizio capitale è la autentica speranza. Sia fatta la Tua volontà."



D'altronde anche il seme per diventare fiore, deve prima morire. 
Basta non illudersi che diventera' qualcosa che non gli e' dato diventare...

mercoledì 5 ottobre 2011

LIBERTA' D'INFORMAZIONE SUL WEB

UNA NOTIZIA INQUIETANTE PERALTRO ATTESA....


Sono sempre stato convinto che negli ultimi anni, nonostante l'utilizzo della rete telematica si sia diffuso un po' ovunque e a tutti indistintamente, il ruolo dell'informazione si giochi ancora sul campo televisivo e della carta stampata, soprattutto in un paese come l'Italia.
 Evidentemente oggi come oggi, il web fa' paura, non solo per la quantita', utile o meno, d'informazioni e notizie che si possono trovare, ma per la qualita' delle notizie che, grazie all'aggregazione possibile sul web e alla gratuita' della stessa, permette all'individuo di esprimersi al proprio meglio (nel bene e nel male); una cosa che, detto fra noi, la Tv e la stampa non consentono.... essendo strumenti di oligopolio, che costringono l'individuo a soccombere passivamente alla notizia anziche' stimolare alla ricerca attiva.
Ecco perche' e' necessario opporsi alle nuove censure del web che vogliono imporci; anche nel caso in cui dovesse trattarsi di idee opposte o comunque diverse dalle mie, difendo il diritto di liberta' del web.

mercoledì 21 settembre 2011

GIACINTI AURITI, uomo di coraggio

Sono fermamente convinto che per essere una brava persona, soprattutto coraggiosa, sia necessario affidare il proprio Essere alla Trascendenza. Senza fiducia in essa, non c'e' motivo di difendere la Verita', in quanto solo l'esistenza materiale diventa degna di tutela. 
Giacinto Auriti e' stato un grande giurista dei tempi nostri, cattolico credente (ma non per questo bigotto tontolone), grande studioso di storia ed economia. Ho trovato sul web un bellissimo pezzo del 2001, che vale la pena di leggere e capire a fondo. 


Le parole di Satana
La schiavitù monetaria: una mostruosità storica nata nel 1694 con la Banca dInghilterra
Goethe affermava che «nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo». Questo principio è particolarmente valido per il sistema monetario vigente. Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore. La banca, infatti, emette la moneta solo prestandola, sicché la moneta circola gravata di debito. Il segno della schiavitù monetaria è data dal fatto che la proprietà nasce nelle mani della banca o, per meglio dire, del banchiere che emette prestando e prestare è prerogativa del proprietario. La moneta, invece, deve nascere di proprietà del cittadino perché è lui che, accettandola, ne crea il valore; tanto è vero che, se si mette un governatore a stampare moneta in un isola deserta, il valore non nasce perché, mancando la collettività, viene meno la possibilità stessa della volontà collettiva che causa questo valore. Come ogni unità di misura (e la moneta è la misura del valore) anche la moneta è una convenzione.
Quando la moneta era d’oro chi trovava una pepita se ne appropriava senza addebitarsi verso la miniera. Oggi al posto della miniera c’è la Banca Centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito.
Non si può comprendere come sia stata possibile questa mostruosità storica (nata nel 1694 con la Banca d’Inghilterra e con l’emissione della sterlina) se non si muove dalla definizione della moneta  strumento (sterco) del demonio. La verità di questa definizione è stata avvertita anche da San Francesco d’Assisi quando vietava ai padri questuanti di ricevere oboli in moneta. Noi ora ne dimostreremo la piena fondatezza sulla base delle stesse parole di Satana che stanno nel Vangelo.
Satana, nel Vangelo, parla tre volte. Dopo il digiuno di Cristo nel deserto, Satana Gli dice: «Tramuta le pietre in pane». Per lo più queste parole sono interpretate nel senso di considerarle come tentazione in quanto Cristo era affamato e mangiare pane sarebbe stato motivo della tentazione. Questa interpretazione non è accettabile perché la tentazione è sempre relativa ad un peccato e mangiare pane dopo quaranta giorni di digiuno è moralmente ineccepibile. Dunque la giustificazione delle parole di Satana va intesa diversamente e chi ci dice come interpretare le parole di Satana è proprio Cristo quando, rispondendo a Satana, afferma (Matteo 4,4): «Sta scritto, non di solo pane vive luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Ciò che sorprende in questa frase di Gesù è la novità della proposta, mai considerata dai teorici dell’interpretazione, di dedurre il significato delle parole non dalla loro espressione letterale, ma dalla bocca che le pronuncia. Quelle parole erano uscite dalla bocca di Satana; sicché per interpretarle esattamente va considerata l’ipotesi, peraltro assurda, che Cristo avesse accettato l’invito di Satana e trasformato le pietre in pane. In tal caso avrebbe potuto ben dire a Cristo: «Tu puoi mangiare pane per mio merito perché io Ti ho dato il consiglio di trasformare le pietre in pane». Quindi Cristo sarebbe stato trasformato da padrone a debitore del Suo pane.
A ben guardare questa ipotesi si verifica puntualmente nell’emissione della moneta nominale. Quando la Banca Centrale emette moneta prestandola, induce la collettività a crearne il valore accettandola, ma contestualmente la espropria ed indebita di altrettanto, esattamente come Satana avrebbe fatto se Cristo avesse accettato l’invito di trasformare la pietra in pane. Se si mette al posto della pietra la carta, ed al posto del pane l’oro, al posto di Satana la banca, si riscontrano nella emissione della Sterlina oro-carta e di tutte le successive monete nominali, tutte le caratteristiche della tentazione di Satana.
Con la costituzione della Banca d’Inghilterra e del sistema delle Banche Centrali, tutti i popoli del mondo sono stati trasformati da proprietari in debitori ineluttabilmente insolventi del proprio denaro. La banca, infatti, prestando il dovuto all’atto dell’emissione, carica il costo del denaro del 200%. L’umanità è così precipitata in una condizione inferiore a quella della bestia. La bestia, infatti, non ha la proprietà, ma nemmeno il debito. È gran tempo ormai  che si comprenda che tutti possono prestare denaro tranne chi lo emette. Con la moneta debito l’umanità è stata talmente degradata che non a caso si è verificato il fenomeno del «suicidio da insolvenza» come malattia sociale che non ha precedenti nella storia. Ciò conferma la Profezia di Fatima: «I vivi invidieranno i morti». Non si possono valutare esattamente le tentazioni di Satana se non le si considerano nel loro contesto globale. Particolarmente significativa, in questo senso, è la terza tentazione (Matteo 4, 8-9): «… Gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro magnificenza, poi disse a Gesù: tutto questo io Ti darò. Se Ti prostri e mi adori». Adorare prostrati significa mettere Satana sull’altare al posto di Dio. Ciò spiega perché gli adoratori di Satana contestano fondamentalmente e necessariamente l’Eucarestia Cattolica.
La circostanza che il Protestantesimo si sia basato sulla contestazione dell’Eucarestia Cattolica ed abbia promosso la costituzione delle Banche Centrali come promotrici della moneta-debito parla da sè. Non a caso il parlamento inglese approva nel 1673 il Test Act: l’editto con cui viene dichiarata illegittima l’Eucarestia Cattolica e la Transustanziazione. Non a caso nel 1694 viene fondata la Banca d’Inghilterra che emette la sterlina sulla regola di trasformare il simbolo di costo nullo in moneta, inaugurando l’era dell’oro-carta. Non a caso nasce la subordinazione del potere religioso a quello politico quando il re d’Inghilterra diventa anche capo della religione protestante anglicana sovvertendo l’ordine gerarchico del Sacro Romano Impero per cui l’autorità politica era autonoma ed eticamente subordinata alla sovranità religiosa. Non a caso quando il Protestantesimo entra in Europa continentale non fonda una chiesa, ma una banca: la Banca Protestante il cui presidente, il Neker, diventa consigliere di Luigi XIV. Non a caso tutte le monarchie cattoliche della vecchia Europa si disintegrano perché si indebitano senza contropartita verso i banchieri per la moneta satanica da questi emessa a costo nullo e che gli stessi re avrebbero potuto emettere gratuitamente per proprio conto senza indebitarsi.
Non a caso in Svizzera vige la regola di essere ad un tempo «banchieri» e «protestanti». Non a caso la differenza essenziale tra Sacro Romano Impero e Commonwealth Britannico è la moneta. Lì il portatore è proprietario delle moneta, qui è debitore. Non a caso, dopo aver tolto Dio dall’altare con la negazione dell’Eucarestia Cattolica e fondata la Banca d’Inghilterra, il Commonwealth raggiunge nel 1855 una estensione di 22 milioni e 750 mila chilometri quadrati. Oggi tutto il mondo è Commonwealth. Tutto il mondo è «colonia monetaria». Satana, principe di questo mondo, è una persona seria: mantiene le promesse fatte a fin di male. Dopo che il male è stato fatto concede ai suoi adoratori il dominio su tutti i popoli del mondo. Su queste premesse ci si spiega anche la tentazione di Satana quando esorta Cristo a gettarsi dalla cima del tempio della Città Santa. Chi è padrone di tutto il mondo e di tutto il denaro del mondo, o perché lo possiede o perché ne è creditore, non desidera sovranità e ricchezza perché già le possiede, ma ha sete di vanagloria. Si giustifica così anche questa tentazione.


GIACINTO AURITI

lunedì 19 settembre 2011

UN MANGA SPECIALE





Galaxy Express 999 e' uno degli anime giapponesi anni 80 piu' significativi che sia mai stato creato. Il suo significato non va ricercato negli eventi che si sussegono bensi' nel significato dei suoi personaggi in relazione allo scorrere degli eventi. 
Sicuramente uno di quei cartoni animati che ogni bambino dovrebbe vedere in sostituzione delle schifezze proposte oggi.
Di seguito posto una breve descrizione del significato dell'anime tratta dal web, al seguente LINK

Il treno non è che la vita, o meglio, quella fase della vita in cui si fanno le esperienze che formano l’individuo; e quindi il passeggero non raggiungerà come meta ciò che si era prefisso, ma più semplicemente la propria maturità. Una legge del Galaxy Express dice che se un passeggero scende dal treno durante una fermata e non rientra in tempo per la partenza, questi muore. Razionalmente perdere il treno e rimanere su un pianeta non dovrebbero per forza di cose portare alla morte un essere umano, ma perdere il treno, in realtà significa proprio perdere la vita. Il Galaxy è la vita che trascorre, il cosmo è la dimensione in cui si muove, ed i pianeti che visita sono ognuno un’esperienza del vivere.

Le tematiche che Matsumoto affronta sono molte, ma fra le più ricorrenti troviamo le ingiustizie sociali e l’antimilitarismo, il sentimento della solitudine e della malinconia, la bellezza delle arti e della natura, i significati della vita e della morte.
Dal punto di vista cronologico, e rispetto alle altre serie, Galaxy Express 999, si colloca come ultima, non solo perché la vicenda ci mostra una tecnologia esasperatamente avanzata o per l’estrema colonizzazione spaziale da parte dei terrestri, ma per ciò che essa significhi.
Quello che vive Tetsuro è infatti la summa di tutte le emozioni e desideri che da giovani abbiamo provato ed ingenuamente ambito, sognando magari di viverle nelle nostre leggende o avventure preferite; tutto quello che poi abbiamo visto sfumare o essersi deformato mano a mano che crescevamo e ci si avvicinava sempre più al mondo degli adulti (questo aspetto, ben evidenziato nel film del ’79, è ripreso sino agli stessi titoli di coda: Tetsuro s’incammina "verso il mondo degli adulti" e il manifesto "wanted" di Harlock svolazza velocemente sopra di lui, come metafora che il tempo di sognare a fianco degli eroi della giovinezza è ormai finito).

D’altro canto, però, l’eterna giovinezza degli uomini meccanici è sinonimo di un "non voler crescere" e di restare per sempre in un limbo interiore che non sente l’esigenza di fare nulla per il suo domani perché infinito; e non è un caso che alcuni finiscono col suicidarsi rimpiangendo il loro vecchio corpo umano. In sostanza, la maturità è vista come meta faticosa e un po’ temuta, ma inevitabile perché fa parte del ciclo naturale della vita, così come la morte. Tetsuro rifiutando il corpo meccanico sceglierà di affrontare la vita come un vero uomo, con i propri limiti ma con un cuore umano.
La figura di Tetsuro è oltretutto vista come una delle ultime speranze per il futuro dell’umanità, sin dall’inizio della storia. Egli viene prescelto da Maeter proprio per il suo animo sensibile, altruista e coraggioso, doti ormai in via di estinzione nella Terra del futuro.
Così come la vicenda, anche Maeter risulta essere un’essenza dal doppio significato. Tetsuro viene scelto, secondo la narrazione, per essere condotto sul pianeta meccanico della regina Promexium per essere trasformato in un valoroso condottiero al suo servizio, ma secondo la metafora è solo un ragazzo che affronta il viaggio verso la maturità.

Nel primo caso Maeter risulta essere una traditrice, cioè l’esatto opposto di ciò che ci era apparsa durante il viaggio, e tutta la figura di protezione, saggezza, e (quasi) perfezione viene distrutta ai nostri occhi per apparirvene un’altra, più subdola, insicura, e ciononostante più umana.
Nel secondo caso è invece solo un’essenza della maternità (il nome Maeter è proprio derivato dalla parola latina "mater", ovvero "madre", pronunciato alla giapponese) e di conseguenza quasi uno spirito. A conferma di questo resta esemplare il finale della storia, in cui, nonostante la disfatta di Promexium e del pianeta Andromeda (quindi senza una seconda motivazione), la vediamo pronta ad intraprendere un nuovo viaggio con un nuovo ragazzo.
Maeter, per questo, è anche un simbolo dello spirito della gioventù, che non muore mai perché si tramanda di generazione in generazione. La sua immortalità, è quindi, non dovuta ad un corpo meccanico (anche se nel finale viene spiegato sommariamente di un processo simile alla clonazione) ma perché Maeter è uno spirito, un’essenza, un simbolo.
Nella lunga galleria, comunque, anche altri personaggi di Matsumoto hanno il privilegio di essere dei simboli.
Capitan Harlock rappresenta l’ideale d’uomo, l’eroe fedele ai suoi principi fino alla morte, anche quando tutto un mondo lo rifiuta e lo considera fuorilegge.
Tochiro, il costruttore dell’astronave Arcadia di Harlock, è il simbolo della genialità e del sacrificio per il prossimo.
Esmeralda è, colei che viene definita l’eterna viaggiatrice, il significato della pura libertà; è strettamente legata a Maeter da un rapporto di sangue.

Durante la serie questi tre personaggi vengono descritti quasi come degli eletti coraggiosi ma temibili (soprattutto perché pirati spaziali), gli unici ad avere le cosmic-guns, le potentissime pistole galattiche capaci anche di uccidere gli uomini meccanici.
In verità Tochiro, che in questa serie è già morto da tempo, viene solo citato indirettamente come valoroso guerriero dal glorioso passato, le cui vestigia (un vecchio cappello traforato da proiettili e l’ambita cosmic-gun) vengono donate a Tetsuro dalla vecchia madre, che vede nel ragazzo un degno erede.
Come già detto per Maeter, anche personaggi statuari e leggendari come Harlock ed Esmeralda, non sfuggono al ribaltamento della loro essenza.
 
Esmeralda la troviamo stanca, malata con un androide al comando della propria astronave, Queen Esmeralda, che ne fa le veci in sua assenza. L’immagine fiera della pirata spaziale è ora sparita, al suo posto vediamo una donna costretta a vivere sotto le lenzuola di un letto, ma ciononostante pronta sempre a mostrare il suo orgoglio incrollabile, confermato anche dal preferire la malattia ad un corpo meccanico.
Capitan Harlock, invece appare in una situazione oscura e decadente così come si presenta: avvolto da una fatiscente cappa col viso sempre in penombra.
L’Harlock che incontrano Tetsuro e Maeter è un tiranno spietato che terrorizza i più deboli, che è vigliacco, e che ha in se tutte le caratteristiche che l’Harlock di un tempo detestava di più; praticamente un’ombra di se stesso.
Tutto si risolverà con lo smascheramento di un impostore uomo meccanico, e con la conferma che il vero capitano era colui che in realtà ha vegliato su Tetsuro più volte fin dall’inizio della vicenda.
Ma aldilà di questo, resta il fatto che per tre episodi Matsumoto abbia voluto mettere in discussione anche una personalità forte come quella del pirata spaziale, illustrandoci che la vera forza dell’eroe è alimentata da un cuore umano.




 "Io sono una donna che esiste solo nei tuoi ricordi: un'illusione che ha preso vita nel tuo cuore di fanciullo".
Maisha

mercoledì 7 settembre 2011

LA VIA DEL MARZIALISTA

La cosa piu' buffa degli sport da combattimento e' la piu' completa assenza di odio quando si sale sul ring, al contrario di quello che i profani potrebbero pensare...
...e soprattutto la consapevolezza che, a differenza di molte altre discipline sportive e non, il corpo  viene percepito per quello che realmente e', ovvero un limite costante, debole e indifeso rispetto a quello che lo spirito vorrebbe raggiungere...
Non esiste un vincitore assoluto, non esiste alcuna potenza devastante.....se non ami il faticoso viaggio per come si presenta, non sarai mai in grado di affrontare alcun avversario...


FEDOR EMILANENKO, L'ESEMPIO DEL PIU' GRANDE FIGHTER DI TUTTI I TEMPI

"Una delle figure che vivono piu' vicino a Dio sono i soldati che partono guerra; essi sono sempre in un limbo fra la vita e la morte; vivono e considerano importante quelle cose che le persone comuni danno per scontate"

San Pio


"Il soldato che non crede in Allah non e' un soldato. Nessun uomo privo di fede morirebbe per nulla in un campo di battaglia, infatti egli considerebbe la vita l'unico bene concesso"

Detto arabo

venerdì 2 settembre 2011

CRITICA CLASSICA AL TAOISMO (in breve)

Ma perché si possa comprendere quel che diciamo e si possano soddisfare i più lenti, o perché almeno siano costretti a confessare il vero gli ostinati, capaci di resistere alla verità più lampante, si chieda loro se la corruzione possa nuocere al corpo di una scimmia. Se la cosa è possibile, in modo che esso diventi ancor più ripugnante, che cosa diminuisce, se non il bene della bellezza? Quindi qualcosa resterà fin quando sussiste una natura corporea. Perciò, se con il consumarsi del bene si consuma una natura, allora la natura è buona. Così diciamo che lento è contrario a veloce, anche se quel che non si muove in assoluto non può nemmeno essere detto lento. Così diciamo che un suono grave è contrario ad uno acuto, o anche uno stridente ad uno melodico: ma se cancelli del tutto ogni forma sonora, c’è il silenzio come assoluta assenza di suono; esso però, in quanto assenza di suono, è normalmente contrapposto alla voce come suo contrario. Così si parla di luminoso ed oscuro come di due contrari: eppure anche ciò che è oscuro ha una qualche luce; se ne è del tutto sprovvisto, allora ci sono le tenebre in quanto assenza di luce, come il silenzio è assenza di suono.


SANT'AGOSTINO (Della Natura del Bene)




E' importante considerare il fatto che la percezione sensoriale del corpo in relazione all'ambiente esterno non e' un valore assoluto ma sempre relativo, non esistendo un'unita' di misura di riferimento alla quale attenersi. Di conseguenza si puo' capire il piu' veloce in relazione al piu' lento, il piu' freddo in relazione al piu' caldo, il piu' lucente in relazione al piu' scuro e cosi' via.
In tale contesto non e' possibile definire quindi il Tao come "unita' degli opposti che si attraggono", postulando il fatto che in Yin e' il contrario di Yang, ed in Yin e' contenuta parte di Yang e viceversa, ma va' intesa come  "ricerca filosofica del giusto mezzo in ogni cosa in relazione ad ambiente esterno e condizioni spazio temporali".

giovedì 18 agosto 2011

DEL DIRITTO (in breve)

Il diritto può essere definito come il complesso delle norme giuridiche che ordinano la vita di una collettività.
La sua rappresentazione letteraria differisce dalla sua natura ontologica. Nel primo caso infatti dev’essere analizzato per cio’ che esso e’: un insieme di parole, scritte o non scritte, in un ordine preciso, tale da conferirsi un particolare significato. Nel secondo caso invece il diritto nulla e’, se non uno strumento immateriale attraverso il quale ottenere un risultato.
Come gia’ detto, il diritto e’ necessariamente legato al concetto di liberta’ d’azione (od omissione) dell’uomo. L’uomo, in quanto tale, ha facolta’ di esprimere, liberamente e senza vincolo alcuno, la propria individualita’, in senso lato. Egli, infatti, a differenza del mondo animale dove uno spirito collettivo lega la bestia all’equilibrio dell’ecosistema, ha coscienza di essere (ovvero: sa’ di esistere) e per conseguenza dell’agire (so’ di esistere quindi so’ dove e come agisco). Egli puo’ influire sulla natura materiale ed amministrarla a piacimento. Ma questo di per se’, non e’ sufficiente a legittimare l’utilizzo del diritto, visto che lo sfruttamento di strumenti naturali e’ vincolato implicitamente alla natura della materia in se’ (l’uomo infatti dovra’ scavare nella roccia per costruirsi una grotta entro cui ripararsi, non bastera’ certo desiderare intellettualmente una grotta per riparasi pure se il suo Io lo pretendesse come atto libero).
Il problema fondamentale si pone pero’ (come antecemente detto) nella relazione fra uomini. Infatti:Nell’ambito sociale la liberta’ d’azione dell’individuo non e’ fine a se’ stessa, ma si pone sempre e comunque in relazione con il prossimo. Ogni azione liberamente compiuta ha delle naturali ripercussioni anche sulla liberta’ dei soggetti con i quali interagiamo concretamente o con i quali potremmo interagire potenzialmente.”
Esemplificando, la liberta’ di un uomo di essere ucciso puo’ non coincidere con la liberta’ del secondo uomo di NON essere ucciso. La liberta’ di entrambe gli uomini ( dal loro unico punto di vista) e’ formalmente corretta, ma, oggettivamente intesa, si pone in contrasto con il concetto stesso di liberta’ e di libero arbitrio. Ecco dunque, la necessita’ di adottare uno strumento attraverso il quale equilibrare le parti in causa. Ma come scegliere una soluzione piuttosto che un'altra? E qui e’ necessario appoggiarsi all’intuizione filosofica, la quale postula una conoscibilita’ della causa e della soluzione, attuabile attraverso il ragionamento razionale e che, nella razionalita’ ( la quale, come abbiamo detto, essendo frutto del pensiero e’ naturale nell’uomo) si deve fondare. Chiaro sara’ quindi che la tensione naturale dell’uomo alla conservazione della propria vita materiale, (riprendendo l’esempio precedente) e’ funzione superiore rispetto alla tensione (innaturale) verso la morte. Dunque? Al fine di equilibrare una relazione umana fra due soggetti che si  contedono una liberta’ potenziale, il secondo soggetto dovra’ vedere negata la propria liberta’ in favore della liberta’ del primo soggetto.
L’attuabilita’ di tale funzione stabilizzatrice del diritto non nasce pero’ dal nulla, ma si giustifica appunto in relazione all’uomo stesso; esemplificando,  e’ necessario che l’uomo in quanto tale si organizzi, si incontri con gli individui prossimi al fine di stabilire regole comuni, detto sommariamente e, a pensarci bene, gia’ quest’operazione organizzativa implica appunto naturale predisposizione dell’essere ad una vita sottomessa a vincoli giuridici. La sua struttura legale e normativa trova la sua massima espressione vitale attraverso l’autoleggittimazione della comunita’ stessa alla norma, quale espressione massima di accordo fra le parti. L’origine di quest’accordo, piu’ o meno correttamente esplicato che sia, e’ simile al concetto che oggi esprimiamo quando utilizziamo il termine “democrazia”.
Concludendo potremmo affermare che il diritto non serve a limitare la propria liberta’ di scelta ( come molta propaganda politica vorrebbe far credere), ma proprio a rispettare la liberta’ di tutti.


Il concetto di diritto si può identificare con la possibilità di congiungere la costrizione universale reciproca con la libertà di ciascuno.
Immanuel Kant

La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti.
Immanuel Kant, Per la pace perpetua, 1795

mercoledì 10 agosto 2011

MUSICA

Bisogna stare attenti.
Soprattutto quando suonata con algebrica melodicita' o armonicita', il suo effetto risulta deleterio per l'Essere. Da una semplice scala armonica ad un riff dream rock, il suo potere e' devastante. Si incanala in un unico senso per poi dilaniare il corpo intero e l'anima tutta.
Ci ricopre di inutili sentimentalismi, ci riempie di illusioni, ci deforma i ricordi....
Il suo potere e' devastante, allo stesso tempo cosi' affascinante....
Credo sia uno degli ultimi mostri dai quali l'uomo riuscirebbe a liberarsi.



 


Dicono che la musica abbia per effetto di elevare l’anima … Sciocchezze! Non è vero. Agisce, agisce tremendamente, ma non nel senso di elevare l’anima, non la eleva né l’abbassa, la esaspera.
Lev Tolstoj

lunedì 8 agosto 2011

PENSIERI

Il corpo umano e’ fatto di carne, legamenti, ossa. La carne, i legamenti e le ossa sono fatti di cellule, le cellule sono formate da atomi; l'atomo permea tutta la materia e come tutta la materia, anch'esso si trasforma e muta nel cosmo.
L'uomo si agita nella materia e di materia vive.
Quello che definiamo tempo, altro non e' che movimento di materia. Lo misuriamo per convenzione, ma in realta' non E'.
Ogni gesto del corpo e’ solo un gesto, niente di piu’.
Ogni movimento e’ solo un movimento, niente di piu’.
E’ l’interpretazione del movimento che ne definisce il Fine.
Ed e’ la coscienza che ne giudica il beneficio o il danno.
Una mano tesa puo’ essere utilizzata per accecare, per difendersi, per lavorare o per offrire aiuto.  
Ecco, l’interpretazione del gesto e’ un moto dell’Anima.


 
Infatti, secondo Pascal:
          14.La grandezza dell'uomo e' grande in quanto egli si conosce miserabile. Un albero non sa' di essere miserabile. Le onde del mare possono uccidere il corpo di un uomo, ma non sanno cio' che fanno. E' dunque essere miserabili il conoscersi miserabili, ma e' essere grandi il riconoscersi tali.


      Citando invece, Epitteto:

DISTINZIONE TRA CIO’ CHE DIPENDE E CIO’ CHE NON DIPENDE DA NOI
Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l'opinione, il volere, il desiderio, l'avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.
Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del
male.

Secondo Marco Aurelio:

"Procedo attraverso ciò che è secondo natura, finché, caduto, riposerò, esalando l'ultimo respiro in ciò da cui ogni giorno traggo respiro, cadendo su ciò da cui mio padre raccolse lo sperma, mia madre il sangue e la mia nutrice il latte, ciò da cui ogni giorno, da tanti anni, traggo cibo e bevanda, ciò che mi sostiene mentre lo calpesto e lo sfrutto per tante cose."

"Sono composto di elemento causale ed elemento materiale; nessuno dei due si perderà nel nulla, come neppure è sorto dal nulla. Pertanto ogni mia parte, attraverso trasformazione, sarà ricondotta a una parte del cosmo, e a sua volta quella si trasformerà in un'altra parte del cosmo e così via all'infinito. Anch'io esisto come prodotto di tale trasformazione, e così i miei genitori, e così via, procedendo a ritroso, ancora all'infinito. Nulla, infatti, impedisce di esprimersi in questo modo, anche nell'eventualità che il cosmo sia governato per cicli definiti."

Per cui, sempre secondo M.Aurelio:

Quanto vale di fronte alle leccornie e a cibi di questo genere, accogliere la rappresentazione: «questo è il cadavere di un pesce, quest'altro il cadavere di un uccello o di un maiale», e, ancora, «il Falerno è il succo di un grappolo d'uva», e «il laticlavio sono peli di pecora intrisi del sangue di una conchiglia»; e, a proposito dell'unione sessuale: «è sfregamento di un viscere e secrezione di muco accompagnata da spasmo»! quanto valgono queste rappresentazioni che raggiungono le cose in se' e le penetrano totalmente, fino a scorgere quale sia la loro vera natura.
cosi' bisogna fare per tutta la vita e quando le cose ci si presentano troppo persuasive, bisogna denudarle osservare a fondo la loro pochezza e sopprimere la ricerca per la quale acquisicono tale vigore.
perche' la vanita' e' un incredibile dispensatrice di falsi ragionamenti e ti lasci piu' incantare quanto piu' ti pare di impegnarti in cose di valore.

martedì 2 agosto 2011

Della Liberta' (in breve)


 Quando parliamo di Liberta’, dobbiamo assolutamente legare il concetto stesso del termine “liberta’” a quello di “libero arbitrio”. Potremo definire la liberta’ come la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto. Al fine di porre in atto un azione libera, l’uomo deve essere sottoposto a due condizioni inscindibili: la trasparenza da parte dell’ambiente circostante nell’influenzare le azioni dell’individuo e l’assenza di vincoli fisici atti a produrre l’evento. Nel primo caso infatti si puo’ definire libera solo quell’azione cui l’individuo puo’ valutare oggettivamente, senza vincoli religiosi, sociali, civili, familiari, psicologici. Nel secondo caso, invece, la libera azione puo’ essere espressa mentalmente (pensiero, fantasia ect..), la quale non richiede anche liberta’ fisica; oppure fisicamente, la cui espressione esige necessariamente una liberta’ materiale.
Tutto cio’ sarebbe idealmente applicabile, pero’, a patto che l’uomo vivesse singolarmente rinchiuso in uno stato di “limbo” individuale.
Stranamente invece, a prescindere dai Dogmi Religiosi, sappiamo che l’Uomo, per Natura o per Volonta’ Naturale,  vive in associazione fra individui; questo, in quanto  e’ ordinato alla tensione sociale, dalla quale esso stesso rileva lo scopo, ovvero il Bene della propria esistenza.
Per citare Aristotele infatti:  [Il bene è lo scopo].
[1094a] Si ammette generalmente che ogni tecnica praticata metodicamente, e, ugualmente, ogni azione realizzata in base a una scelta, mirino ad un bene: perciò a ragione si è affermato che il bene è "ciò cui ogni cosa tende"1. Ma tra i fini c’è un’evidente differenza: alcuni infatti sono attività, altri sono opere che da esse derivano. [5] Quando ci sono dei fini al di là delle azioni, le opere sono per natura di maggior valore delle attività. E poiché molte sono le azioni, le arti e le scienze, molti sono anche i fini: infatti, mentre della medicina il fine è la salute, dell’arte di costruire navi il fine è la nave, della strategia la vittoria, dell’economia la ricchezza. [10] Tutte le attività di questo tipo sono subordinate ad un’unica, determinata capacità: come la fabbricazione delle briglie e di tutti gli altri strumenti che servono per i cavalli è subordinata all’equitazione, e quest’ultima e ogni azione militare sono subordinate alla strategia, così allo stesso modo, altre attività sono subordinate ad attività diverse. In tutte, però, i fini delle attività architettoniche [15] sono da anteporsi a quelli delle subordinate: i beni di queste ultime infatti sono perseguiti in vista di quei primi. E non c’è alcuna differenza se i fini delle azioni sono le attività in sé, oppure qualche altra cosa al di là di esse, come nel caso delle scienze suddette.

Nell’ambito sociale quindi, la liberta’ d’azione dell’individuo non e’ fine a se’ stessa, ma si pone essenzialmente in relazione con l’individuo prossimo. Ogni azione liberamente compiuta ha delle naturali ripercussioni anche sulla liberta’ dei soggetti con i quali interagiamo concretamente o con i quali potremmo interagire potenzialmente.
 Per esemplificare: se un soggetto uccide un altro soggetto, privera’ della vita quell’individuo, ma potenzialmente privera’ della vita anche chi avrebbe potuto nascere da quel soggetto ucciso, nonche’ far soffrire chi gli era affettivamente legato, influenzandone le scelte finali e facendo venir meno il primo requisito di libera scelta individuale (ecco spiegata l’espressione biblica LE COLPE DEI PADRI RICADONO SUI FIGLI) . Dunque potremmo affermare per esempio che il figlio di un delinquente e’ meno colpevole se diventera’ delinquente in eta’ adulta? Sostanzialmente si’, concretamente no. La sua forma mentis e’ influenzata dalle scelte dei predecessori, ma la sua influenza sociale e morale e’ essenzialmente la stessa.
Quale soluzione nell’ambito sociale quindi?
Al fine di permettere l’esercizio della liberta’ individuale e’ necessario vincolare la liberta’ stessa dell’individuo a favore di un’altro, attraverso l’azione politica, che si autolegittima  esercitando la funzione direzionale degli individui e nello stabilire le regole del vivere civile;  nell’autodeterminazione dell’individuo stesso e nell’applicazione della Virtu’ Morale. L’autodeterminazione individuale pero’ non e’ da sola sufficiente come non solo sufficiente e’ l’azione politica in se’(tanto per verificare i fallimenti delle societa’ contemporanee)
Per citare Aristotele infatti:

 [Il fine della politica è la felicità].
Riprendendo il discorso, poiché ogni conoscenza ed ogni scelta [15] aspirano ad un bene, diciamo ora che cos’è, secondo noi, ciò cui tende la politica, cioè qual è il più alto di tutti i beni raggiungibili mediante l’azione. Orbene, quanto al nome la maggioranza degli uomini è pressoché d’accordo: sia la massa sia le persone distinte lo chiamano "felicità", e ritengono che "viver bene" e "riuscire" esprimano la stessa cosa [20] che "essere felici". Ma su che cosa sia la felicità sono in disaccordo, e la massa non la definisce allo stesso modo dei sapienti. Infatti, alcuni pensano che sia qualcosa di visibile e appariscente, come piacere o ricchezza o onore, altri altra cosa; anzi spesso è il medesimo uomo che l’intende diversamente: quando è ammalato, infatti, l’intende come salute; come ricchezza quando si trova povero. [25] Ma coloro che sono consapevoli della propria ignoranza ammirano quelli che fanno discorsi elevati ed a loro superiori. Alcuni3, poi, ritengono che oltre a questi molteplici beni ne esista un altro, il Bene in sé, che è pure la causa per cui tutti questi beni sono tali. Orbene, esaminare tutte le opinioni sarebbe, certo, piuttosto inutile; sarà sufficiente esaminare [30] quelle prevalenti o quelle che comunemente si ritiene che presentino qualche particolare aporia4. E non ci sfugga che c’è differenza tra i ragionamenti che partono dai principi e quelli che ad essi conducono. In effetti, anche Platone5 faceva bene a porre questa questione e a cercar di capire se la strada parte dai principi o ad essi conduce, come nello [1095b] stadio se il percorso va dai giudici di gara fino alla meta, oppure viceversa. Bisogna infatti cominciare da ciò che è noto. Ma "noto" si dice in due sensi: ciò che è noto a noi e ciò che è noto in senso assoluto. Orbene, senza dubbio, noi dobbiamo cominciare da ciò che è noto a noi. Perciò occorre che sia stato rettamente educato, mediante adeguate abitudini, colui [5] che intende ascoltare con profitto lezioni sul moralmente bello e sul giusto, cioè, in breve, sull’oggetto della politica. Infatti, il punto di partenza è il dato di fatto, e, se questo è messo in luce con sufficiente chiarezza, non ci sarà alcun bisogno del perché: chi è moralmente educato possiede i principi o li può afferrare facilmente. Ma chi non li possiede, né può afferrarli, ascolti le parole di Esiodo: [10]
"L’uomo assolutamente migliore è colui che tutto pensa da sé;
buono è pure quello che presta fede a chi ben lo consiglia:
ma chi non è in grado di pensare da sé, né ciò che sente da un altro
sa accogliere nel suo spirito, è un buon a nulla"6 .






martedì 12 luglio 2011

LETTERA DA 宮木先生

ho ricevuto proprio oggi questa lettera:

Caro Ryu, impara da me, che sono saggio.
Se credi veramente in qualcosa, e' opportuno farsi male, rialzarsi, ripartire, sbagliare, riprovare, solo cosi' si puo' approfondire cio' che si sta cercando....sempre pero', avendo coscienza dei propri limiti.
Se non sei disposto a fare cio', allora stai a casa e non muoversi.
Vuoi sicurezze?? .........
fermati, li' fuori non e' sicuro per te.....

Provare sbagliare migliorare......qualsiasi cosa si faccia....

Il Tuo adorato Sensei Miyagi

ESSERE CREATORE ED ESSERE CREATO

Le prove dell'Esistenza del Creatore secondo Aristotele:

Soltanto l'essere in atto fa sì che un ente in potenza possa evolversi; l'argomento ontologico diventa così teologico per passare alla dimostrazione della necessità dell'essere in atto. Si è visto come il movimento sia originato dalle quattro cause. Ogni oggetto è mosso da un altro, questo da un altro ancora, e così via a ritroso, ma alla fine della catena deve esistere un motore immobile, cioè Dio: "motore" perché è la meta finale a cui tutto tende, "immobile" perché causa incausata, essendo già realizzato in se stesso come «atto puro».Tutti gli enti risentono della sua forza d'attrazione perché l'essenza, che in costoro è ancora qualcosa di potenziale, in Lui giunge a coincidere con l'esistenza, cioè è tradotta definitivamente in atto: il Suo essere non è più una possibilità, ma una necessità. In Lui tutto è compiuto perfettamente, e non v'è nessuna traccia del divenire, perché questo è appunto solo un passaggio. Non vi è neppure l'imperfezione della materia che continua invece a sussistere negli enti inferiori, i quali sono ancora una mescolanza, un insieme non coincidente di essenza ed esistenza, di potenza ed atto, di materia e forma.


« Il primo motore dunque è un essere necessariamente esistente, e in quanto la sua esistenza è necessaria si identifica col bene, e sotto tale profilo è principio. […] Se, pertanto, Dio è sempre in uno stato di beatitudine, che noi conosciamo solo qualche volta, un tale stato è meraviglioso; e se la beatitudine di Dio è ancora maggiore essa deve essere oggetto di meraviglia ancora più grande. Ma Dio, è appunto, in tale stato! »
(Aristotele, Metafisica XII (Λ), 1072, b 9-30)


Come nell'Essere di Parmenide, Dio è pienezza della sostanza e quindi pensiero puro. Per Aristotele infatti la migliore delle azioni è quella legata all'attività noetica, non essendo soggetta alla corruzione del divenire.Ma cosa pensa Dio? Evidentemente il pensiero più alto e cioè se stesso. La sua caratteristica principale è dunque la contemplazione autocosciente, fine a se stessa, intesa come «pensiero di pensiero». (1)



Le prove dell'Esistenza del Creatore secondo San Tommaso d'Aquino:
  • Ex motu et mutatione rerum (tutto ciò che si muove esige un movente primo perché, come insegna Aristotele nella Metafisica: "Non si può andare all'infinito nella ricerca di un primo motore");
  • Ex ordine causarum efficientium (cioè "dalla causa efficiente", intesa in senso subordinato, non in senso coordinato nel tempo. Tommaso non è, per sola ragione, in grado di escludere la durata indefinita nel tempo di un mondo creato da Dio, la cosiddetta creatio ab aeterno: ogni essere finito, partecipato, dipende nell' essere da un altro detto causa; necessità di una causa prima incausata);
  • Ex rerum contingentia (cioè ""dalla contingenza". Nella terminologia di Tommaso la generabilità e corruttibilità sono prese come segno evidente della possibilità di essere e non essere legata alla materialità, sinonimo, nel suo vocabolario di "contingenza", ben diverso dall' uso più comune, legato ad una terminologia avicenniana, dove "contingente" è qualsiasi realtà che non sia Dio. Tommaso, in questa argomentazione della Summa Theologiae distingue attentamente il necessario dipendente da altro (anima umana e angeli) e necessario assoluto (Dio).L' esistenza di esseri generabili e corruttibili è in sè insufficiente metafisicamente, rimanda ad esseri necessari, dapprima dipendenti da altro, quindi ad un essere assolutamente necessario);
  • Ex variis gradibus perfectionis (le cose hanno diversi gradi di perfezioni, intese in senso trascendentale, come verità, bontà, nobiltà ed essere, sebbene sia usato un 'banale' esempio fisico legato al fuoco ed al calore; ma solo un grado massimo di perfezione rende possibile, in quanto causa, i gradi intermedi);
  • Ex rerum gubernatione (cioè "dal governo delle cose": le azioni di realtà non intelligenti nell'universo sono ordinate secondo uno scopo, quindi, non essendo in loro quest'intelligenza, ci deve essere un'intelligenza ultima che le ordina così). (2)

Schematizzando per quanto possibile si potrebbe pensare ad un Origine geometricamente conica sulla scia principio dell'Ex Motu tomistico, secondo il quale tutto e' riconducubile alla Natura Materiale se non che la creazione atomico nucleica DEVE, per necessita', avere Origine da un Creatore Increato ed Incausato che abbia gia' in se' tutta l'Armonia che le interconnessioni materiali richiedono.
[Per esemplificare: Dalla terra alla cellula, dalla cellula alla molecola, dalla molecola all'atomo dall'atomo al nucleo, dal nucleo all'energia, dall'energia all'Origine]; d'altronde, *La forza vitale si muove in percorsi simili a quel vortice, i tornado si muovono cosi, l'acqua si muove cosi, anche la galassia e il sangue nel nostro cuore.*

E' incredibile notare come in due epoche cosi' diverse, due pensieri cosi' uguali...
A mio avviso nulla di piu' perfetto e' mai stato partorito dalla mente umana; nulla piu' di razionale e' concepibile.



Tutto il resto si deve adeguare. 

1.2 Citazioni di Wikipedia